[Recensione] The King’s Daughter, Subaekhyang

Titolo: The King’s Daughter, Subaekhyang (제왕의 딸, 수백향 / Je-wang-ui ttal, Subaekhyang)
Genere: storico, familiare
Episodi: 108×30′, trasmessi su MBC dal 30 settembre 2013 al 14 marzo 2014
Quando l’ho visto: 1 febbraio-2 marzo 2019
Trama: Yung (Lee Jae-ryeong) è un generale di successo nell’esercito del re di Baekje ed è innamorato di Chaehwa (Myung Se-bin), figlia di un funzionario. Quando il padre della ragazza viene accusato dell’omicidio del re, i due amanti si separano: ella viene portata a Gaya dal servo sordomuto Gucheon (Yoon Tae-hyung) e dà alla luce la figlia di Yung, Seollan; sposa poi il suo salvatore e, due anni dopo, partorisce una seconda figlia, Seolhee. Yung, invece, crede che l’amata sia morta e sale al trono; inoltre, per proteggere il figlio del defunto re, lo scambia con il proprio. Vent’anni dopo, Seollan (Seo Hyun-jin) e Seolhee (Seo Woo) rimangono orfane durante l’assalto di quelli che solo all’apparenza sembrano banditi. Prima di morire, Chaehwa riesce a rivelare a Seolhee le vere origini della sorella, ma la ragazza, sognando da sempre una vita agiata, si presenta al palazzo di Baekje spacciandosi per Seollan e viene accolta dal re come una figlia, ricevendo il nome di “principessa Subaekhyang”. Seollan, invece, entra nei servizi segreti di Baekje per cercare di rintracciare Seolhee e si innamora del principe ereditario Myeongnong (Jo Hyun-jae).


Una noiosa indigestione

L’8 novembre 2004, Rai Due mandava in onda il primo episodio dell’anime Nadja. Lì la protagonista (Nadja, appunto), un’orfana inglese del primo Novecento, scopriva che sua madre era ancora viva e partiva per ritrovarla insieme ad un circo itinerante. Durante il viaggio si innamorava di Francis, conte gentile e d’animo nobile, che aveva un gemello più ombroso e interessante, Keith, che faceva il ladro mascherato. Dopo varie peripezie, Nadja giungeva a casa del nonno, un ricco duca austriaco, soltanto per scoprire che una sua amica dell’orfanotrofio, Rosemary, le aveva rubato l’identità per godere di una vita agiata. Altre avventure attendevano la protagonista lungo la strada per il lieto fine, in quella che è diventata la mia serie animata preferita.

Nadja e The King’s Daughter, Subaekhyang hanno moltissimi punti in comune: la protagonista orfana, il ricco genitore perduto, la sorella approfittatrice, il principe gentile con il fratello problematico, il viaggio lontano da casa, il furto dell’identità, un oggetto-prova (la spilla in Nadja, lo spillone per capelli in Subaekhyang), la canzone lasciata dalla madre… Insomma, The King’s Daughter, Subaekhyang è forte di una trama collaudata che ha tutte le caratteristiche per funzionare, come il suo collega di cellulosa.
Almeno sulla carta: nella pratica, è un drama lento e noioso da morire.

Il numero di episodi ammonta a 108: cifra importante, ma durano 30 minuti contro i canonici (be’, fino a qualche tempo fa) 60. Si sono visti drama ben più lunghi di 54 episodi e tempestosamente avvincenti (Queen Seondeok, per dirne uno). Peccato che qui ogni mini-episodio pesi come uno intero: è come spararsi 108 episodi da un’ora, praticamente un suicidio. Diciamo che forse sotto questo punto di vista ho commesso un primo errore, ovverosia quello di guardare quattro episodi al giorno, mentre in Corea ne trasmettevano giusto uno a sera. Quindi il mio consiglio è questo: se proprio decidete di farvi del male, alternate The King’s Daughter, Subaekhyang a qualcosa di diverso.

Ora, a cosa è dovuta tutta questa lentezza? A fattori diversi: troppi personaggi secondari che occupano spazio sfruttabile in altri modi e che sono sostanzialmente inutili (quel diamine di moccioso di strada, la madre della regina, Dorim…), il modo stesso di parlare, pieno di pause e incertezze (e risatine. Oh, le insopportabili risatine del re), il dilungarsi degli eventi, che sembrano non voler andare da nessuna parte (ben 30 gli episodi necessari per far scendere Seollan dalla montagna e farla giungere a palazzo…). Alla fine mi sono ridotta a guardare l’episodio facendo altro e a raddoppiare la velocità di riproduzione (ne ha tratto giovamento).

Dei personaggi principali, l’unico che mi sia davvero piaciuto è proprio Seollan (almeno questo, visto che è la protagonista). Il merito è di Seo Hyun-jin, che la rende alternativamente tenera e combattiva, coccolosa e rancorosa.
Jo Hyun-jae, al contrario, porta in scena un principe ereditario che, andando avanti, diventa sempre più una pesante palla al piede. Quando si innamora, attacca con lunghi e inconcludenti tentativi di dichiararsi, prendendo il discorso così alla lontana che Seollan finisce sempre con l’interromperlo perché ha altro da fare. Quando finalmente riesce a esternare ciò che prova e ne viene ricambiato, si lancia in romantici e sdolcinati discorsi che… basta! E la sua gelosia me l’ha solo reso più antipatico. Credo che Jo Hyun-jae mi sia piaciuto solo in 49 Days.
Il principe Jinmu – il vero figlio del re – si presenta inizialmente come infantile e irascibile, ma alla lunga si dimostra migliore di quanto sembri. Ferito nel profondo perché crede che il sovrano abbia usurpato il trono uccidendo il suo precedessore, trascorre la maggior parte del tempo a concionare con il ministro Yeon, che più che lamentarsi e tentare di complottare non fa (si concentrasse invece sui suoi origami a forma di ninfea, che sono così carini). Jinmu mi è piaciuto particolarmente nel suo rapporto istintivamente amichevole con Seollan: bella coppia di fratelli, se lui non avesse ordinato l’omicidio di Chaehwa. Ops.
Per finire, Seolhee, l’antagonista della serie, il Diavolo incarnato, la ladra d’identità… che non è cattiva, soltanto desiderosa di una vita migliore. Non è malvagia fino al midollo, ma adotta comportamenti discutibili verso la fine della serie, una volta che viene scoperta. Il problema principale di Seolhee come personaggio è che è interpretata da Seo Woo, che ho fatto veramente fatica a guardare, per l’incapacità recitativa, la voce stridula (fortunatamente la fanno sclerare poco), il tono piatto, e i lineamenti deformati dalla chirurgia plastica. Mi dispiace esprimere un giudizio così superficiale, ma, ogni volta che decantavano la bellezza di Seolhee, mi chiedevo se non la stessero prendendo per il culo.
Per quanto riguarda i personaggi secondari, particolarmente piacevoli la regina (Im Se-mi), dolce e simpatica, e Gucheon, che è molto buffo quando “parla” a gesti cercando di farsi intendere dalla gente. Però… Nessun personaggio è particolarmente originale o profondo, e il drama non ha nulla di memorabile (salvo l’unica canzone di colonna sonora, che spero di togliermi dalla testa il prima possibile).

 Voto: 4/10. Il primo pensiero che associo a The King’s Daughter, Subaekhyang è “che palle”. Non è certo molto invitante.

Sottotitoli italiani usati: il drama non è disponibile in italiano, perciò ho usato i sottotitoli in inglese forniti dalla stessa MBC. Non sono male, ma certe frasi sono riassunte in due parole in croce, altre non si capiscono proprio perché troppo scarne o piene di gergo americano. Non voglio mai più leggere “chop-chop” al posto di “hurry up”.

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