[Recensione] Come and Hug Me

Titolo: Come and Hug Me (이리와 안아줘 / Iri-wa an-ajwo)
Genere: melodramma, romantico, mistero
Episodi: 32×30′, trasmessi su MBC dal 16 maggio al 19 luglio 2018
Quando l’ho visto: 22-31 gennaio 2019
Trama: Yoon Na-moo (Nam Da-reum), sedicenne tranquillo e introverso, e la sua coetanea Gil Nak-won (Ryu Han-bi), figlia di una popolare attrice, si innamorano l’uno dell’altra, ma quando il padre di Na-moo, il serial killer Yoon Hee-jae (Heo Joon-ho), che nutre un affetto malato per il figlio, uccide entrambi i genitori di Nak-won e cerca di togliere la vita anche alla ragazza, la loro breve storia d’amore giunge al termine. Dodici anni dopo, Nak-won (ora Jin Ki-joo) ha cambiato nome in Han Jae-yi e fa l’attrice, mostrando al mondo una facciata serena nonostante il disturbo da panico causato dal suo traumatico passato. Na-moo (ora Jang Ki-yong) è invece un detective alle prime armi e, nonostante si faccia chiamare Chae Do-jin e suo padre sia in prigione, continua a dover affrontare gli strascichi delle azioni compiute dal genitore. Quando Jae-yi inizia a ricevere dei messaggi minatori legati all’assassinio dei suoi genitori, lei e Do-jin si ritrovano e, mentre la polizia indaga per catturare il colpevole, cercano di superare le difficoltà per stare di nuovo insieme. (da Wikipedia)


Le colpe del padre, gli effetti sul figlio

Si nasce mostri o lo si diventa? La malvagità viene trasmessa con il sangue oppure si sviluppa? Le domande che erano state poste allo spettatore già nel 2011 con White Christmas (se non l’avete visto, andate a recuperarlo) vengono ritirate in ballo in un melodramma che, pur avendo gli stessi temi condivisi nonostante la diversa trama, non regge il confronto con il suo predecessore.

Come and Hug Me gioca fondamentalmente sul binomio padre-figlio, con Nak-won a fare da accessorio. Mentre il drama si sviluppava intorno alla domanda “Riuscirà il nostro eroe Na-moo/Do-jin a chiudere i conti con il passato e ad essere felice senza ricorrere alla violenza come suo padre?”, io mi interrogavo piuttosto su chi fossero i veri mostri. Il serial killer che ha ucciso dodici persone a martellate e ora sconta la pena in prigione? Oppure la giornalista che ha fatto del caso la propria firma, pasteggiando sul dolore altrui e comportandosi come se volesse istigare Do-jin a diventare tale e quale a suo padre solo per scriverne? I familiari delle vittime, che seguono il buon vecchio adagio che le colpe dei genitori ricadono sulla prole e si scagliano su un innocente? (Ma succede davvero nella realtà?) Il poliziotto che occulta le prove decisive per venderle alla stampa? Le persone che non hanno denunciato niente, pur sapendo cosa stesse accadendo? Yoon Hee-jae è in cella, mentre questa gente è libera e fa tutto quello che vuole: vivesse la propria vita invece di scassare le balle agli altri e gettare benzina sul fuoco!

In un buon melodramma non può mancare una tormentata storia d’amore: qui ci sono Na-moo, il figlio dell’assassino, e Nak-won, la figlia delle vittime, peggio di così non si può. Punti a favore: restano insieme nonostante tutto e non fanno stupidi discorsi sul genere “ti lascio per il tuo bene/mi sento in colpa”. Punti a sfavore: sono noiosi, ecco. Nak-won è carina, ma piuttosto piatta come personaggio. Na-moo, il vero protagonista, è meglio caratterizzato e mi è piaciuto che sia più un “dolce orsacchiottone” che un ragazzo tormentato dalla rabbia e dai sensi di colpa. Jang Ki-yong riesce a infondergli una certa tenerezza, ma non a strapparsi completamente di dosso l’aura da sociopatico che gli riesce tanto bene (vedasi My Mister), quindi quando Na-moo viene mostrato pendere un po’ di più verso il lato oscuro della Forza risulta molto più convincente. Ho apprezzato che abbiano evitato di inserire potenziali rivali in amore (già vedevo il fratello adottivo con una cotta per la sorellina) e tutto il percorso di redenzione intrapreso da Hyun-moo (Kim Kyung-nam), il fratello maggiore di Na-moo (a proposito… siamo sicuri che tra lui e So-jin – interpretata da Choi Ri – non ci sia niente? Io me lo sono domandato).

Il difetto che ho riscontrato nella serie è che, pur non essendo brutta, più prosegue e più si sgonfia, facendo fatica a tirare avanti, anche perché la trama è di per sé piuttosto elementare (coppia dal brutto passato deve superare serie di ostacoli prima del lieto fine). Infatti, per riempire il minutaggio avanzato non hanno potuto fare altro che ritirare fuori un po’ di scene a guisa di flashback. Terminare un episodio in un modo e poi aspettare 20 minuti di replay e ricordi per tornare allo stesso punto in cui ci si era interrotti è obiettivamente un po’ palloso. Peccato.

Voto: 7/10

Sottotitoli italiani usati: quelli del Colorful Subs. Complessivamente buoni, scorrevoli e coerenti, contengono però vari errori di battitura. Numerosissime le didascalie alle scritte, anche non fondamentali; personalmente avrei fatto a meno di tante di loro.

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