[Recensione] I’m Not a Robot

Titolo: I’m Not a Robot (로봇이 아니야 / Robos-i ani-ya)
Genere: commedia, drammatico, romantico
Episodi: 32×30′, trasmessi su MBC dal 6 dicembre 2017 al 25 gennaio 2018
Quando l’ho visto: 19-29 dicembre 2018
Trama: Il giovane imprenditore Kim Min-gyu (Yoo Seung-ho) vive una vita isolata a causa di una grave allergia alle persone: ogni volta che tocca la pelle di qualcuno, il suo corpo si ricopre rapidamente di eruzioni cutanee e ha problemi respiratori. Il ricercatore Hong Baek-gyeon (Um Ki-joon), dipendente di una delle sue molte aziende, ha sviluppato in segreto un androide, AG-3, dandogli le sembianze della propria ex, Jo Ji-ah (Chae Soo-bin), e propone a Min-gyu di portarselo a casa e testarlo per ottenere degli ulteriori finanziamenti. In seguito a un incidente che causa un malfunzionamento della batteria, però, la squadra di Baek-gyeon recluta la vera Ji-ah per sostituire AG-3 e fingersi un robot.


“La Bella e la Bestia” incontra “Chobits”

Mi piace scrivere stroncature: le trovo più facili da farsi e divertenti da leggersi. Così, quando mia sorella ha proposto di guardare I’m Not a Robot, mi sono detta “bene, affiliamo gli artigli”. Era un drama che non mi interessava minimamente e con premesse che giudicavo stupide. Ma, ora che l’ho visto, non posso proprio stroncare I’m Not a Robot, perché l’ho trovato molto carino, interessante e commovente.

Il protagonista Kim Min-gyu vive relegato in casa propria da quindici anni, quando, al funerale dei genitori, venne tradito dalle persone a lui più vicine che volevano l’azienda di famiglia e ci restò talmente male da sviluppare un’allergia da contatto agli esseri umani. La malattia, manco a dirlo, potrebbe essergli fatale. Jo Ji-ah, invece, ancora non sa quale sia il suo posto nel mondo e perciò si sente scoraggiata e inutile; inventa piccoli oggetti che tornino utili anche solo a poche persone, come per esempio delle lampade a forma di cuore collegate tramite Wi-Fi in modo che, toccandone e accendendone una, di riflesso si illumini anche l’altra ovunque essa sia. Accetta di sostituire AG-3 ed entrare in casa di Min-gyu per motivi economici, ma presto la sua capacità di comprendere e consolare le persone le permette di vedere la solitudine e la sofferenza del ragazzo, innamorandosene. Lui, grazie alla fiducia che pian piano ripone in lei e all’amicizia che li lega, comincia a guarire dall’allergia, ma cosa può fare quando si rende conto di amare un androide, un essere di metallo le cui emozioni potrebbero essere il mero prodotto di un’elaborazione software? La sofferenza di Min-gyu è straziante a vedersi ed è trattata con molta sensibilità dagli autori, che mettono in piedi una memorabile scena di addio. Da lì la serie rientra nei canoni della commedia romantica più tradizionale, con prevedibile incontro casuale di Ji-ah umana e Min-gyu, scoperta degli altarini nascosti, senso di tradimento, peggioramento della malattia, riappacificazione e lieto fine.
Complessivamente è una storia molto bella sulla fiducia, l’amicizia e la crescita personale. Min-gyu, da solo che era, si ritrova alla fine circondato da molti amici, riallacciando anche il legame con il suo frenemy d’infanzia Yu-cheol (Kang Ki-young).

Sullo sfondo gira qualche intrigo aziendale, e mi è piaciuto che fosse poco presente rispetto alla storia principale. L’unico dubbio che mi sia rimasto è chi sia la misteriosa Madame X che inviava messaggi anonimi al nostro e che ha permesso con il suo intervento che venisse alla luce un omicidio del passato. Boh.

OST melodrammatica, bella, ma ripetitiva. Sempre i soliti due/tre brani che partono a ripetizione.

Voto: 8,5/10

Sottotitoli italiani usati: quelli di Viki. Molto ben fatti e piacevoli, curati più nella grammatica che nell’ortografia. I nomi propri sono scritti in più modi diversi e ciò potrebbe generare confusione, specialmente quando si tratta di personaggi che appaiono poco. Tutte le canzoni della OST sono sottotitolate (tutte le sante volte, sigh).

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