[Recensione] The King Loves

Titolo: The King Loves (왕은 사랑한다 / Wang-eun saranghanda)
Genere: storico, amicizia, romantico
Episodi: 40×30′, trasmessi su MBC dal 17 luglio al 19 settembre 2017
Quando l’ho visto: 3 luglio-2 agosto 2018
Trama: Ambientato durante il regno di Goryeo, il drama narra la storia di un giovane e ambizioso principe ereditario, Wang Won (Im Si-wan), e delle due persone che daranno forma al suo destino: l’amico di sempre Wang Rin (Hong Jong-hyun) e la giovane Eun San (Im Yoon-ah). Mentre i tre si conoscono e legano profondamente, sentimenti di affetto e amore iniziano ad instaurarsi tra loro e a mettere a rischio la loro amicizia.


L’amicizia ai tempi di Yuan

The King Loves, il re ama, ma non nel senso convenzionale – romantico – del termine. Chi si aspetta una storia di passioni del cuore rimarrà probabilmente deluso. Anche a me è servito del tempo per comprendere che The King Loves esplora le declinazioni “altre” dell’amore, come quello materno e quello coniugale, ma specialmente il meno carnale che esista: l’amicizia.

Ognuno dei protagonisti vede l’amicizia a modo suo: per Rin è abnegazione totale, prontezza e disponibilità a mettere da parte se stesso per aiutare Won; per San è rinunciare all’amore pur di non dividere i due amici; per Won… chissà? È proprio lui il personaggio su cui mi sono ritrovata maggiormente combattuta per tutta la durata della serie. Perché è possessivo, ritiene Rin una sua proprietà che ubbidisce a bacchetta ai suoi comandi, è viscido e disposto a costringere San a stare accanto a lui rinchiudendola a palazzo. Per questo, l’ho trovato antipatico quasi a prima vista, e ho temuto quello che avrebbe potuto fare, finendo per rovinare tutto.
Eppure è lui il re del titolo, e The King Loves è la storia della crescita personale di Won e di come impari ad arrendersi in favore dei suoi amici, a lasciarli andare, liberi di essere felici insieme. Questa evoluzione lo rende il personaggio più interessante del trio. Sebbene all’inizio credessi che non accettasse che Rin desse segnali di ribellione perché l’aveva sempre considerato un eterno secondo a lui inferiore, andando avanti mi sono resa conto che in realtà temeva di perdere l’unica persona su cui avesse sempre potuto contare. San aveva lo stesso timore, quello di separare i due ragazzi che (seppure in modo diverso) amava, ma in conclusione è andato tutto bene e, nonostante siano stati in effetti divisi fisicamente, non è accaduto lo stesso ai loro cuori.
Intorno a loro si svolgono, nel frattempo, vari intrighi, ma sempre abbastanza borderline, a parte negli episodi dal 17 al 19 (o dal 34 al 38 se contiamo i mini-episodi da mezz’ora) , quando le lotte di potere e i combattimenti rendono il drama un po’ meno interessante e più vicino ad un qualsiasi altro storico. Ma gli ultimi dieci minuti sono così commoventi (fiuuuumi di lacrime…) che, davvero, non importa proprio. Alla fine ognuno guadagna qualcosa dalla vicenda: Won la maturità, Rin la ragazza (chi l’avrebbe mai detto!) e San l’amore.

Tanti piccoli dettagli rendono il quadro ancora più piacevole: una bella regia, una colonna sonora trascinante e le voci narranti, che aggiungono nuova prospettiva agli eventi insieme alle sporadiche incursioni nel passato dei personaggi.

Dei tanti storici giovanili nati sulla scia del successo di Love in the Moonlight (che, se ricordate, ho ritenuto sopravvalutato), di quelli che ho visto The King Loves rimane senza dubbio il più riuscito, e ne serberò un piacevole ricordo.

Voto: 8,5/10.

Sottotitoli italiani usati: The King Loves, come fortunatamente non molti drama, esiste in due versioni: una coreana da 40 episodi lunghi 30 minuti, e una internazionale da 20 episodi lunghi un’ora l’uno. Non sapendolo, avevo iniziato a vedere la prima, con i sottotitoli del Cookies’n’Candies Fansub per l’episodio 1 e quelli del Soul of Drama per l’episodio 2. Non li ho trovati male, anche se con qualche inglesismo fuori luogo (“popcorn”, “goal” e “bannata”), però nel primo episodio mancano completamente i sottotitoli alla scena dal minuto 11 al 13 (perché sono stati tradotti i sottotitoli per la versione internazionale). È stato a quel punto che un’altra doramista, Valinor, mi ha spiegato delle due versioni, e che secondo lei – che ha amato questa serie – la versione internazionale era migliore perché non tagliuzzata come l’altra. Perciò ho visto i restanti episodi con le raw e i sottotitoli di Viki (forniti dal Google Drive di Val). Non so quanto sia intervenuta a sistemarli, ma li ho trovati molto ben fatti, sebbene con qualche errore di battitura, un po’ di congiuntivi scappati, alcune battute minori mancanti (ma comunque intuibili) e dei pezzi di frase nel segmento sbagliato.

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