[Recensione] Maids

Titolo: Maids (하녀들 / Hanyeodeul)
Genere: storico, drammatico, romantico
Episodi: 20×60′, trasmessi su JTBC dal 12 dicembre 2014 al 28 marzo 2015
Quando l’ho visto: 1-18 giugno 2018
Trama: Guk In-yeob (Jeong Yu-mi) è l’unica figlia di un nobile di Joseon, fidanzata sin dall’infanzia con Kim Eun-gi (Kim Dong-wook), giovane studioso il cui padre è il Ministro dell’Esazione Fiscale, Kim Chi-kwon (Kim Kap-soo). Dotata di un carattere molto determinato, In-yeob manda avanti da sola la casa durante l’assenza del genitore, ma un giorno questi viene accusato di alto tradimento e giustiziato, causando la rovina dell’intera famiglia e la degradazione di In-yeob a schiava. La ragazza fatica ad adattarsi alla sua nuova vita come serva nella residenza di Heo Yoon-ok (Lee Si-a), sua ex-amica e rivale in amore, ma impara a sopravvivere grazie al proprio ingegno. Sebbene Eun-gi le resti devoto, il mutato status sociale di In-yeob diventa un ostacolo al suo promettente futuro di letterato e, nel frattempo, lei fa amicizia con Mu-myeong (Oh Ji-ho), lo stoico e misterioso capo della servitù.


“Downton Abbey” si trasferisce in Corea

Maids è un drama sottovalutato. Mi chiedo in quanti l’abbiano effettivamente guardato; quanti doramisti italiani, intendo, perché in Corea fece ascolti niente male per una rete a pagamento (fino al 5%), e il pubblico internazionale mi sembra in genere più aperto alle serie storiche rispetto a quello nostrano. Basti pensare a cosa ne è stato di Downton Abbey su Mediaset…

Considero Maids una sorta di Downton alla coreana. Con questo non voglio dire che sia una copia, ma che ne condivide alcune caratteristiche, la principale delle quali è il conflitto tra classi sociali. I drama storici che ho visto finora erano, per la maggioranza, ambientati nel palazzo reale, direttamente nella corte del re. Maids, invece, si svolge in una casa signorile, dividendosi tra i padroni e tutta la schiera dei loro servi. Mostra come gli schiavi fossero una semplice proprietà e come la prosperità di una casa si misurasse anche nel numero di persone al proprio servizio. I servitori avevano anche ben pochi diritti e potevano essere venduti come merci, circostanza che In-yeob ha modo di sperimentare sulla propria pelle.

In-yeob mi ha ricordato Mary Crawley. Altezzosa – almeno fino a quando se lo può permettere -, orgogliosa, determinata e testarda, è una giovane donna dotata di una profonda dignità e compostezza. Affronta le difficoltà a testa alta, ha il fegato di dire la sua nonostante l’interlocutore le sia superiore in termini di rango, raramente si piange addosso o si lascia prendere dallo sconforto, mentre prova una certa empatia per il suo prossimo. Non cede mai a comportamenti infantili, né si mette a ridere come un’oca.
All’inizio praticamente odia Mu-myeong, che non si fa scrupoli a trattarla come la serva che è diventata, legandola e trascinandola senza troppe cerimonie di nuovo a casa Heo quando prova a scappare. Del loro rapporto mi è piaciuto molto che sia sostanzialmente paritario: In-yeob non è una damigella in pericolo che ha sempre bisogno di essere salvata da lui, anzi. Se a Mu-myeong serve una mano, anche se è qualcosa di pericoloso, lei dice “ti aiuterò io”, e lui la lascia fare. Se In-yeob vuole fare qualcosa, è certa che non incontrerà la sua opposizione.
Inoltre, il personaggio di Mu-myeong non è stato scritto per essere oggetto di fanservice, ovvero: non mette incinta una donna semplicemente guardandola con occhi intensi; non viene fatto spogliare senza motivo; non è vestito né acconciato in modo seducente (anzi, con quella criniera!); non è rozzo, burbero, scontroso, rude e ferito dalla vita, bisognoso di essere guarito dalla protagonista. È serio, serissimo, e stoico; ha solitamente un’espressione facciale imperscrutabile e un tono di voce pacato, e come In-yeob non diventa isterico. Non è un Principe Azzurro (perlomeno: non è azzurro…). Scene del tipo “io e te felici in un campo di fiori, tu mi sorridi con un bouquet in mano e io mi sciolgo mentre la OST suona a tutto spiano” non ci sono (grazie!). Non è ben chiaro quando si innamorino, né il loro atteggiamento l’uno verso l’altra ha un punto di svolta, un confine netto tra il “prima” e il “dopo”. Anzi, fino alla fine è difficile prevedere con precisione se In-yeob sceglierà Mu-myeong oppure Eun-gi, in quanto sembra costantemente combattuta tra l’uno e l’altro: legata al primo dal rispetto, dalla gratitudine e da un obiettivo comune, e al secondo da due decenni di progetti per il futuro, da un matrimonio interrotto a metà e da centinaia di ricordi.
Menzione d’onore al nutritissimo cast femminile. Alle tre donne della famiglia Heo (Lee Si-a, Jeon Mi-seon, Lee El) si affiancano le servitrici: la spumeggiante Dan-ji (Jeon So-min) con sua madre (Lee Yeon-kyung), l’ingenua Gae-ttong (Jeon Soo-jin), la fedelissima cameriera personale di In-yeob, Sa-wol (Lee Cho-hee), e poi Ok (Kim Hye-na), la capo cameriera (Chae Gook-hee) e tutte le altre. È bello vedere tante donne.

Essendo uno storico, non può mancare un minimo di politica, trattata in modo molto “cerebrale”, fatta di ragionamenti sottili, cospirazioni tra pochi intimi, tentativi di influenzare il sovrano con sotterfugi costruiti ad hoc. Sono stata molto contenta che non ci fosse un’intera fazione di ministri lamentosi che volevano deporre il re. In Maids ce ne sono solo due e ciascuno si muove per il proprio interesse personale, piuttosto che per quello del partito. Nessuno è apertamente a favore o contro un determinato modo di agire, bensì entrambi aiutano oppure ostacolano In-yeob a seconda del momento.
Inoltre, il contesto storico è stato sfruttato come si conviene (al contrario di altri drama), intrecciando alla perfezione il vero al fittizio. Infatti la seconda metà della serie si svolge e si evolve giocando sul conflitto reale tra re Taejong e suo padre Taejo, e sullo spettro che esso si possa ripetere, portando ad un’altra carneficina di membri della famiglia reale. Esso diventa un tema centrale e fondamentale per gli eventi che concludono la serie.

(Se non volete sapere come finisce, fermatevi qui.)
Il finale mi ha lasciato con un po’ di amaro in bocca. Come dicevo, fino all’ultimo è difficile farsi un’idea di quale uomo In-yeob sceglierà e, anzi, a me è venuto il dubbio che non avrebbe fatto alcuna scelta. Mentre in molti altri drama i protagonisti iniziano a frequentarsi a metà serie, oppure è scontato che finiranno insieme, in Maids non lo è per niente. Negli ultimi venti minuti dell’episodio 20, In-yeob deciderà di partire per permettere a Mu-myeong di entrare a palazzo e reclamare il suo posto di principe senza sentirsi vincolato a lei, ma egli trascorrerà l’anno successivo a cercarla, fino a trovarla sulla tomba di suo padre. A questo punto partono i titoli di coda, e non posso negare di non esserci rimasta male che non abbiano fatto vedere, ma solo intuire, che da quel momento resteranno insieme.

Voto: 9,5/10. Maids è un prodotto originale e avvincente che esplora temi e situazioni rari nella filmografia storica coreana convenzionale, che vorrei veder riproposti in altre serie, in futuro. Tuttavia il finale apertissimo gli vale mezzo punto di demerito.

Sottotitoli italiani usati: quelli del DAFansub. Sebbene manchi qualche congiuntivo, sono scorrevolissimi, i refusi sono minimi e seguire la serie diventa un piacere.

Annunci

Una risposta a "[Recensione] Maids"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: