[Recensione] Cruel Palace: War of Flowers

Titolo: Cruel Palace: War of Flowers (궁중잔혹사 – 꽃들의 전쟁 / Gungjungjanhoksa – Kkotdeur-ui jeonjaeng)
Genere: storico
Episodi: 50×65′, trasmessi su jTBC dal 23 marzo all’8 settembre 2013
Quando l’ho visto: 24 maggio-20 luglio 2017
Trama: Joseon, 1637. Yam-jeon (Kim Hyun-joo) è la figlia di un nobile, ma, essendo illegittima, non gode di alcun diritto e ha trascorso l’infanzia e la giovinezza venendo sminuita dal prossimo. È innamorata di Nam Hyeok (Jun Tae-soo), che la ricambia, ma egli è figlio di un aristocratico e, nonostante suo padre sia stato giustiziato per tradimento e la casata sia caduta in disgrazia, la loro condizione sociale differente non permette loro di stare insieme. Intanto il paese viene razziato dai manciù, mentre il politico Kim Ja-jeom (Jung Sung-mo) aspira a controllare re Injo (Lee Deok-hwa), oggetto dello scontento del popolo e del governo per essersi arreso agli invasori a Samjeondo. Kim individua in Yam-jeon la ragazza giusta per diventare concubina del sovrano e aiutarlo a mettere le mani sul potere, ma, giunta a palazzo, la ragazza intraprende una propria guerra personale per ascendere alla posizione di regina e affrancarsi finalmente dalla sua condizione di figlia illegittima. (da Wikipedia)


Il rosso sangue è il nuovo nero

Ho approcciato questo drama dopo aver letto pareri misti di persone cui era piaciuto, che l’avevano amato, e altre che invece l’avevano odiato. Il tipo di storia – una donna umile che cerca di raggiungere in qualsiasi modo la vetta della società – mi ha fatto pensare che probabilmente l’avrei gradito, e infatti così è stato: mi è veramente piaciuto.

La storyline è molto interessante. C’è un contesto storico piuttosto ricco, vengono esplorate le relazioni tra Joseon e Qing, la resa di Samjeondo, l’arrivo dell’occidente nella penisola coreana. A volte assume toni documentaristici quando interviene il narratore a raccontare fatti storici, biografici, o semplici curiosità. Un punto in più va al fatto che i Qing parlino effettivamente in mancese e non in coreano. Bravi gli attori che si sono cimentati in questa sfida!
Alla storia si affianca la fiction nel racconto delle gabole di palazzo. Che poi tanto “fiction” non è, da quanto ho letto in giro, anche se sicuramente è un po’ esagerata perché non è che si possa sapere precisamente che cosa sia successo.

La protagonista è Yam-jeon, figlia della concubina di un comandante militare, perciò illegittima, perciò maltrattata. Ha un amore di gioventù, tal Nam Hyeok, nobile decaduto che vorrebbe sposarla, ma la loro condizione sociale lo impedisce. O, per meglio dire, forse l’ostacolo più grande è l’ambizione di Yam-jeon: da sempre etichettata come “bastarda”, quando le viene offerta l’opportunità di entrare a palazzo come concubina reale non si fa scappare questa occasione di affrancarsi dalla sua condizione, soprattutto se darà dei figli maschi al sovrano. Questi, anzianotto, additato per essersi arreso a Qing e insicuro, trova in lei un po’ di schiettezza e, soprattutto, una persona che non lo giudica per la sua vigliaccheria, ed è forse proprio per questo che, negli anni a venire, volterà continuamente la testa dall’altra parte quando Yam-jeon ne combinerà una delle sue (con “una delle sue” si intendono omicidi in diverse salse di vari membri della corte reale e della stessa famiglia regnante).
Ho apprezzato la sua strenua lotta per arrivare in alto ed essere libera in quel palazzo che invece la imprigiona. Sfrutta tutti, tranne sua figlia Hyomyeong, che alla fine è l’unica persona cui tenga veramente e che l’ami a prescindere da tutto. Nella sua ascesa al trono di regina madre, suo massimo obiettivo perseguito con uno zelo che spazia tra l’infantilismo, la spietatezza e la pazzia, troverà due grandi avversarie: la principessa ereditaria Kang (Song Seon-mi) e la regina.
La prima si scontra con lei sin dall’inizio, ma ha poche possibilità di sopravvivenza perché è troppo corretta e gioca pulito in un ambiente dove la gente si prende quello che vuole senza troppe remore, e soprattutto contro un’antagonista che gli scrupoli non sa neanche dove stiano di casa. Ho letto di persone che la definiscono “stupida”, ma io credo che sia semplicemente troppo convinta che la verità e la giustizia possano trionfare, e incapace di abbandonare una causa persa in partenza.
La seconda, invece, è il personaggio che mi ha colpito maggiormente per la crescita che ha avuto nel corso della serie: da ragazzina ingenua a donna che raggiunge ormai la spietatezza della protagonista, segno di come Yam-jeon sia riuscita a corromperla. È magistralmente interpretata da un’attrice all’epoca esordiente, Ko Won-hee, che ho avuto così la gioia di scoprire e ammirare. Nel mio cuore è anche nata una “crack ship” tra lei e il principe Bongrim (Kim Joo-young), che però, eh, è troppo filiale per rubar la moglie al padre (mannaggia…).

Il finale è azzeccato. Non poteva terminare diversamente, dopotutto.
Ho trovato molto poetica la scena di Yam-jeon che esce da palazzo e si ritrova in una visione in cui è sotto l’albero delle preghiere insieme a Hyeok, mentre alle sue spalle c’è la realtà e la folla che accorre a lapidarla. Davanti, la vita che poteva avere; dietro, quella che ha avuto. E lei si volta e s’incammina ad affrontare la folla e la morte. Straziante come poi Hyeok e Hyomyeong (Lee Young-eun) chiudano l’episodio dissotterrandola piangendo dalla catasta di sassi che l’ha ricoperta. Nonostante la sua crudeltà estrema e nonostante si fosse meritata l’esecuzione, dopo 50 episodi mi ero affezionata a lei, tanto che ho pianto, e mi è dispiaciuto che questa volta non sia riuscita a tirarsi fuori dai guai come aveva saputo fare in precedenza. Probabilmente ce l’avrebbe fatta se Eon-nyeon (Jung Yoo-min) non l’avesse tradita all’ultimo. Sarebbe stato così bello se lei, Hyeok e Hyomyeong fossero scappati insieme da palazzo.

Ci sono talmente tante altre cose che potrei dire di Cruel Palace che da una parte non riesco a raccapezzarmi, dall’altra non voglio scrivere un papiro più lungo di quello che ho già fatto. Quindi passiamo direttamente al…

Voto: 8,5/10. Giusto perché in alcuni punti va un po’ più a rilento ed è tirato un pochino più per le lunghe, ma per il resto… grande storia, grandi personaggi, grandissime interpretazioni.
(Nota a margine: in alcune situazioni mi ha ricordato un po’ Empress Ki. Lei che ha già un amante ma finisce per sposare il sovrano, partorendo comunque un bambino dell’ex, che poi scala la piramide delle concubine fin – quasi – alla vetta. Soltanto che qui Yam-jeon non s’innamorerà mai del marito.)

Sottotitoli italiani usati: quando l’ho seguito non esistevano sottotitoli in italiano, ma adesso potete usare quelli del TFPA Subbing Team da me tradotti.

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